La forza inclusiva degli scacchi: storia, benefici e prospettive
Scacchi e disabilità visiva: un incontro che ha fatto la storia
Fin dai primi decenni del Novecento, in diverse nazioni del mondo iniziarono a formarsi gruppi di appassionati di scacchi ciechi o ipovedenti. All’epoca, il mezzo principale per confrontarsi era la corrispondenza postale: si giocava per lettera, analizzando con pazienza le posizioni e le strategie.
Un momento storico fondamentale arrivò il 2 febbraio 1924 a Chemnitz, in Germania, dove nacque il primo circolo scacchistico per non vedenti. Da lì, in un cammino lungo e affascinante, nel 1958 venne ufficialmente fondata l’International Braille Chess Association (IBCA). L’iniziativa fu promossa in particolare da due scacchisti: un tedesco e l’inglese R.W. Bonham, che ne divenne il primo presidente. Le sette nazioni fondatrici furono Danimarca, Svezia, Austria, Gran Bretagna, Francia, Germania Est e Germania Ovest.
Oggi l’IBCA raccoglie le associazioni di giocatori non vedenti e ipovedenti di circa sessanta paesi. Il suo obiettivo principale è promuovere gli scacchi tra le persone con disabilità visiva, organizzando eventi internazionali, tornei individuali e a squadre, e rappresentando gli interessi di questi atleti presso la FIDE, la Federazione Internazionale degli Scacchi.
Grazie a questo lavoro, la FIDE ha introdotto nel proprio regolamento norme specifiche che rendono possibile e regolare il gioco per i non vedenti. Curiosamente, la lingua ufficiale per annunciare le mosse nei tornei IBCA è il tedesco: un retaggio delle origini storiche dell’associazione.
Gli scacchi sono davvero per tutti?
Una delle particolarità dei tornei IBCA è che non viene fatta distinzione tra ciechi assoluti e ipovedenti. Questa scelta, a volte discussa, nasce dalla volontà di favorire l’integrazione e di evitare complicazioni legate alla classificazione delle disabilità visive, che varia da paese a paese. Infatti, l’IBCA accetta solo associazioni nazionali, e non iscrizioni individuali.
Talvolta vengono sollevate polemiche sulla possibilità che gli ipovedenti possano avere vantaggi. Alcuni sostengono, ad esempio, che osservando le mani del non vedente che esplora la scacchiera tattile si possano intuire intenzioni di gioco. Ma i giocatori esperti non esplorano mai pezzo per pezzo: appoggiano le mani aperte sulla scacchiera per avere una visione globale e non rivelare nulla.
Oltre la partita: i limiti dello studio
Se giocare a scacchi è ormai possibile, studiare scacchi è ancora una sfida. I libri stampati con figurine al posto dei pezzi non sono leggibili dai programmi OCR usati dai ciechi. Ancora più complicati sono i diagrammi: se non accompagnati dalla sequenza delle mosse, risultano inutilizzabili.
Anche il software scacchistico è spesso inaccessibile: interfacce grafiche poco compatibili con i lettori di schermo, mancanza di supporto audio, scarsa attenzione all’accessibilità. Le soluzioni esistono, ma richiedono una collaborazione strutturata tra sviluppatori e associazioni.
Gli scacchi come strumento di crescita, inclusione e riabilitazione
Gli scacchi non sono solo un gioco. Sono una palestra per la mente, un allenamento per la memoria, l’attenzione, la logica, la capacità di prendere decisioni. E sono soprattutto uno spazio in cui vedenti e non vedenti possono confrontarsi ad armi pari.
Per questo, l’ASCID promuove la partecipazione dei non vedenti nei circoli scacchistici aperti a tutti. Non si vuole creare un mondo a parte, ma favorire l’inclusione attraverso il gioco. La nostra esperienza mostra che i vedenti si abituano presto alle piccole modifiche richieste: ad esempio, dire ad alta voce le mosse permette al non vedente di seguire meglio l’analisi, ma aiuta anche il vedente a visualizzare meglio la scacchiera.
Tuttavia, riteniamo importante anche l’esistenza di tornei specifici per ciechi e ipovedenti. Soprattutto per i neofiti, questi eventi rappresentano un momento di socializzazione, confronto e motivazione.
Cosa dice la scienza?
La psicologia studia gli scacchi fin dalla fine dell’Ottocento. Dagli studi di Binet sul gioco alla cieca alla moderna neuropsicologia, è emerso che gli scacchi attivano aree cerebrali complesse legate alla pianificazione, alla memoria visiva e alla strategia. E che le emozioni e le intuizioni giocano un ruolo fondamentale, al pari della logica.
Negli ultimi anni, grazie alle neuroimmagini, si è scoperto che anche i ciechi utilizzano aree cerebrali simili a quelle dei vedenti, pur adattandole grazie alla plasticità cerebrale. I non vedenti sviluppano strategie alternative per rappresentare lo spazio e i pezzi sulla scacchiera, sfruttando il tatto e il senso del movimento.
Verso una nuova frontiera della ricerca
Sebbene gli studi sugli scacchisti non vedenti siano ancora pochi, è chiaro che si tratta di un campo con enorme potenziale scientifico. Le esperienze dei non vedenti possono aiutarci a capire meglio come funziona il cervello, come si forma la rappresentazione mentale dello spazio, e come progettare strumenti più accessibili, anche nel campo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.
La nostra associazione è pronta a collaborare con chiunque voglia contribuire a questa ricerca. Abbiamo avviato un progetto insieme alla FIDE per rendere disponibili materiali accessibili e per strutturare un metodo didattico pensato per chi non può vedere, ma può pensare — e giocare — con profondità e intelligenza.